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Hamas, 'Israele costretto a negoziare la seconda fase della tregua' 

Hamas, 'Israele costretto a negoziare la seconda fase della tregua' 

Strazio al funerale dei Bibas, tornano altri 4 corpi

ROMA, 27 febbraio 2025, 07:26

Redazione ANSA

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Relatives receive prisoners released from Israeli prisons © ANSA/EPA

Relatives receive prisoners released from Israeli prisons © ANSA/EPA

Israele "non ha altra scelta" se non quella di avviare i negoziati per la seconda fase del cessate il fuoco a Gaza, poiché la prima fase scade sabato: lo ha affermato Hamas su Telegram. "Non ha altra scelta che avviare i negoziati per la seconda fase", si legge in un comunicato stampa diffuso dopo l'ultimo scambio di ostaggi e detenuti nella notte tra mercoledì e giovedì. Il gruppo si è inoltre assicurato che Israele non possa avere "false scuse" per far deragliare il processo.

   Hamas ha dichiarato che l'unico modo in cui gli ostaggi rimasti saranno liberati è attraverso l'impegno all'accordo di cessate il fuoco. Lo riporta il Times of Israel, secondo cui il gruppo palestinese ha affermato di rispettare l'accordo per la tregua a Gaza ed è pronto ad avviare i colloqui per una seconda fase. "Abbiamo imposto la sincronizzazione del processo di consegna dei corpi dei prigionieri nemici con il rilascio dei nostri eroici prigionieri", continua la dichiarazione pubblicata su Telegram.

   Hamas ha consegnato ieri notte alla Croce Rossa le bare con i corpi di 4 ostaggi israeliani: si tratta delle salme d Itzik Elgarat, Tsahi Idan, Shlomo Mantzur e Ohad Yahalomi. Da parte sua, Israele ha rilasciato nella notte circa 400 detenuti palestinesi sui previsti 602 in base all'accordo di cessate il fuoco di Gaza. Nelle prime ore di oggi, le bare sono arrivate in Israele ed è iniziato il processo di identificazione delle
salme. Nel frattempo, un autobus con a bordo un gruppo di detenuti palestinesi rilasciati da Israele è arrivato a Ramallah, in Cisgiordania, ed è stato accolto da una folla in festa. Si tratta dello scambio finale nell'ambito della prima fase dell'accordo entrato in vigore il 19 gennaio, che prevedeva il rilascio di 33 ostaggi - tra cui i corpi di otto - entro l'1 marzo, in cambio di 1.900 palestinesi detenuti da Israele.

La giornata di ieri:

Nessuna bara esposta sul palco, nessun discorso propagandistico: non è a Gaza che torna in scena la morte, per il nuovo scambio di prigionieri tra Israele e Hamas, con quattro corpi di ostaggi restituiti nella notte in cambio di 600 palestinesi, mentre il tempo della prima fase della fragile tregua sta per scadere. E si attendono ancora i negoziati per i passi successivi, che secondo i media potrebbero partire domenica al Cairo dopo settimane di rinvii. 

 

Nel frattempo, è in Israele che il funerale di Shiri Bibas e dei piccoli Kfir e Ariel ha riaperto la ferita dell'orrore iniziato con il massacro del 7 ottobre. Con la voce spezzata dalle lacrime, la kippah arancione come il colore dei capelli dei suoi piccoli, il papà Yarden, liberato da Hamas il 1 febbraio, ha pronunciato il discorso più difficile della sua vita: "Vi chiedo scusa per non essere riuscito a proteggere tutti voi", ha detto di fronte a una folla raccolta per l'ultimo saluto alla famiglia simbolo della furia dei miliziani palestinesi.

"Ti ricordi la nostra ultima decisione insieme? Nella stanza di sicurezza, ho chiesto se dovevamo 'combattere o arrenderci'. Hai detto combattere, quindi ho combattuto. Shiri, mi dispiace di non aver potuto proteggervi tutti. Se solo avessi saputo cosa sarebbe successo, non avrei sparato", ha detto Yarden tra le lacrime. Shiri, Kfir e Ariel saranno sepolti in un'unica bara, ha riferito Carmit Palty Katzir, residente di Nir Oz, durante il funerale. "Resteranno fianco a fianco, proprio come lei ha sempre abbracciato i suoi figli, anche in quel giorno maledetto".

"Un intero Paese e un intero popolo sono in lutto", è il messaggio lanciato dal presidente israeliano Isaac Herzog, sottolineando che "i bei volti di Shiri, Ariel e Kfir saranno un grido straziante che riecheggerà in tutti gli angoli del mondo". Ma il tempo del lutto è accompagnato in Israele all'attesa per gli altri ostaggi, vivi o morti, che restano a Gaza in attesa di essere liberati. Mercoledì sera è la volta di quattro corpi dei rapiti Ohad Yahalomi, Tsahi Idan, Itzik e Shlomo Mantzur, "senza la presenza pubblica per impedire all'occupazione di trovare qualsiasi pretesto per ritardi o ostruzioni", ha affermato in rappresentante di Hamas all'Afp.

Successivamente, Israele ha confermato l'accordo dei mediatori per la restituzione dei quattro corpi "senza cerimonie" che finora avevano caratterizzato gli scambi di prigionieri: show di propaganda dei miliziani che hanno suscitato indignazione in Israele, in particolare l'ultimo, sabato scorso, quando le bare dei Bibas e dell'84enne Oded Lipshitz sono state esposte sul palco a Khan Younis, scatenando la protesta del governo di Netanyahu. In cambio dei quattro corpi israeliani, Israele ha promesso il rilascio di 625 prigionieri palestinesi, secondo un funzionario di Hamas. Il gruppo palestinese ha affermato di essere pronto a rilasciare tutti gli ostaggi rimanenti "in una volta sola", durante la seconda fase della tregua. Ma i colloqui in merito che avrebbero dovuto iniziare all'inizio di febbraio non sono ancora partiti, e la prima fase dell'accordo dovrebbe concludersi ufficialmente sabato.

Da Washington, l'inviato del presidente Donald Trump in Medio Oriente ha affermato che Israele ha già inviato la sua delegazione per avviare i negoziati. "Stiamo facendo molti progressi", ha detto Steve Witkoff. Nel frattempo, una fonte egiziana ha dichiarato al canale qatariota Al-Araby che sarà il Cairo a ospitare domenica i negoziati che dovranno trovare l'intesa per proseguire il cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
   

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