"Prendo atto dell'esercizio di
marketing o di maquillage per rendere più accettabile un piano
di riarmo che alla gente non piace. Si tratta probabilmente di
una frettolosa riedizione del piano Pleven, che probabilmente
farà la stessa fine. Le persone nella quotidianità ci chiedono
quando aumenteranno gli stipendi, quando aumenteranno le
pensioni, non quando arriveranno i droni di ultima generazione e
i carri armati più moderni, quindi se parte il messaggio che la
flessibilità sui bilanci si può applicare solo alle spese
militari e al riarmo, allora questa Unione perderà la poca
credibilità che le è rimasta". Così Paolo Borchia, capo
delegazione della Lega al Parlamento europeo, nel suo intervento
durante la sessione plenaria.
"C'è un altro grande tema, quello dell'urgenza: abbiamo letto
anche nelle conclusioni del Consiglio che 'bisogna fare presto'.
Si vuole trasmettere ansia agli europei, perché poi quando un
popolo è ansioso supinamente accetta senza fare storie le
decisioni calate dall'alto. Noi diciamo no: la Lega non è e non
sarà mai il partito delle armi. E a Von der Leyen ricordiamo: se
un'idea è pessima, resta pessima, e non basta cambiarle nome".
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