I dazi Usa al 25% oltre che produrre una marcata diminuzione delle esportazioni in alcuni settori chiave dell'economia marchigiana potrebbero determinare anche pesanti ripercussioni sui subfornitori per la loro dipendenza dalla filiera europea. E' quanto teme Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona, prendendo spunto dallo studio condotto dall'Università di Macerata che analizza i possibili risvolti regionali dei dazi generalizzati annunciati dall'amministrazione Trump, stimando un impatto sul Pil regionale che dovrebbe diminuire di circa 98 milioni nel 2025 (-0,2%) e di 123 milioni nel 2026 (-0,25%).
In particolare Mingarelli guarda agli effetti che si determinerebbero sui subfornitori, come ad esempio, quelli dell'automotive, che nella provincia di Ancona raggruppa più di 90 aziende, che occupano più di 6mila dipendenti per un fatturato complessivo che supera 1,7 miliardi di euro, il 64% dei quali sono subfornitori generalisti.
"I dazi al 25% annunciati da Trump rappresentano un colpo al cuore delle nostre piccole e medie imprese, già provate da anni di transizioni difficili. Non si tratta solo di crollo di fatturato, ma di un intero sistema produttivo che rischia di perdere posti di lavoro: un prezzo che non possiamo permetterci - sottolinea il presidente degli industriali di Ancona -. La filiera, con i subfornitori in prima linea, è il tessuto connettivo del sistema produttivo della nostra provincia e, se dovesse cedere, a pagarne le conseguenze sarà l'intera regione", denuncia invocando "una risposta coraggiosa e ferma", partendo dal rafforzamento del mercato interno europeo, eliminando le barriere protezionistiche ancora presenti in alcuni Paesi dell'Unione, "per dare una vera forza di sistema alle economie del Continente". Per barriere protezionistiche in Europa "facciamo riferimento a elementi divisivi come i sistemi nazionali di certificazione, le differenze tra i modelli di giustizia civile, la legislazione fiscale, societaria e ambientale". Parallelamente, "è fondamentale puntare su una strategia di diversificazione e riposizionamento verso nuovi mercati, oltre a supportare anche le aziende non abituali esportatrici nel trovare una proiezione internazionale. Solo così - è il ragionamento - potremo incrementare il nostro export e farlo tornare a trainare l'economia della regione".
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