Nelle vallate del Pinerolese, in
Valle di Susa e nell'Alto Canavese "c'è un patrimonio
ambientale, paesaggistico e rurale che merita di essere difeso e
trasmesso alle future generazioni, perché è la testimonianza di
un'antica sapienza nella coltivazione di vigneti e di vitigni
che vengono definiti come eroici". È il presupposto con cui la
Città metropolitana di Torino ha promosso e sostenuto uno studio
i cui risultati sono stati sintetizzati nella "Guida
transfrontaliera per la conservazione e il recupero dei paesaggi
viticoli alpini", curata dalla docente del Politecnico di Torino
Claudia Cassatella.
La guida raccoglie progetti già realizzati con successo nei
territori della Città metropolitana di Torino, della Valle
d'Aosta e del dipartimento francese della Savoia. Si tratta di
progetti-pilota che, sull'esempio del recupero della casaforte
Gran Masun a Carema e dei "ciabòt" lungo il Sentiero del Ramìe a
Pomaretto, dimostrano che un'economia rurale e turistica può
scaturire dal recupero dell'antica sapienza vitivinicola alpina.
Vengono identificati alcuni indirizzi che le amministrazioni
pubbliche dovrebbero seguire per tutelare i paesaggi vitati
alpini, "che devono essere innanzitutto preservati
dall'abbandono e dalla frammentazione, incentivandone il
recupero. Una serie di campagne conoscitive e mappature - viene
spiegato dalla Città metropolitana - sono inoltre indispensabili
per individuare i fattori strutturanti del paesaggio viticolo
tradizionale. Non è un caso quindi se gli indirizzi che la guida
ha previsto per le amministrazioni pubbliche sono stati recepiti
nel Ptgm, il Piano territoriale generale di cui la Città
metropolitana di Torino si è dotata negli anni scorsi".
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