"Sarei disposto a firmare
immediatamente a favore della chiusura della fabbrica se ci
fosse un accordo che blinda i 15mila lavoratori alla stessa
legati e relative famiglie. Certo è che l'accordo che riguarda
la forza lavoro, diretti, Ilva in As e appalto, deve essere
oggetto di confronto immediatamente, senza se e senza ma.
L'alternativa è che bisognerà organizzare la protesta perché non
possiamo rischiare che si proceda con la vendita, prevista entro
giugno, senza aver prima fissato punti fermi nell'interesse di
lavoratori e comunità".
Lo ha detto Francesco Rizzo dell'esecutivo confederale Usb
durante un'assemblea dei lavoratori rimasti alle dipendenze di
Ilva in Amministrazione straordinaria, in cassa integrazione da
novembre 2018.
"Qualcuno - ha aggiunto Pietro Pallini, dirigente Usb Taranto
"ha messo questa platea di lavoratori nel dimenticatoio.
Sicuramente noi no. I cassintegrati Ilva, circa 1700 tra Taranto
e Genova, sono parte integrante del pacchetto di lavoratori di
cui bisogna discutere in questa nuova fase di passaggio nella
storia dello stabilimento siderurgico, che va speditamente verso
la vendita. Auspichiamo che non si scelga di procedere con
troppa fretta a scapito dell'attenzione, e quindi del tempo
necessario per condividere col sindacato le scelte da fare".
Per Michele Altamura, responsabile Usb per Ilva in As,
"quella in cui si trovano i tanti lavoratori di Ilva in as è una
situazione insostenibile anche dal punto di vista sia economico
che psicologico. Non è un caso che ci sia un aumento di malattie
di tipo psicosomatico. La condizione di cassintegrato da oltre
sei anni è innaturale".
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