E' passato quasi un mese
dall'autopsia, effettuata il 6 marzo, e dal nulla osta della
Procura di Milano, ma ancora per Jhoanna Nataly Quintanilla
Valle, la 40enne che lavorava come babysitter e che è stata
uccisa nella notte tra il 24 e il 25 gennaio scorso dal compagno
Pablo Gonzalez Rivas, non c'è stata una sepoltura.
Da quanto si è saputo, infatti, al trasferimento della salma
in El Salvador si sono interessati la zia della donna, che vive
in quel Paese, e il console, ma per una serie di ragioni, anche
economiche, per ora non si è riusciti a dare sepoltura alla
40enne, che in Italia non aveva parenti.
La donna, stando a quanto emerso dall'autopsia, sarebbe stata
picchiata con violenza e soffocata dal compagno
nell'appartamento in piazza dei Daini, a Milano. L'uomo ha poi
nascosto il corpo in un borsone da palestra, come ricostruito
nelle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo,
coordinate dall'aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia
Menegazzo. E l'ha gettato nell'Adda dove è stato trovato il 2
marzo da alcuni pescatori, dopo più di un mese di ricerche.
Gonzalez Rivas non avrebbe fatto nulla per aiutare gli
inquirenti nelle indagini e a ritrovare il cadavere, sostenendo
anche che la compagna era morta durante un gioco erotico.
Secondo le indagini, il 48enne avrebbe avuto una relazione
parallela con una donna che vive in El Salvador, aveva già
organizzato il viaggio per lei fino a Milano per farla vivere
con lui e aveva detto a Nataly che lei avrebbe dovuto andare via
di casa. E quella notte l'avrebbe uccisa dopo una lite.
Dopo il deposito delle ultime relazioni, tra cui anche quella
finale autoptica, la Procura chiederà il processo con rito
immediato per l'uomo accusato di omicidio volontario aggravato.
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