Nel 2025 ricorrono i 1700 anni dalla
celebrazione, a Nicea, del primo Concilio ecumenico della
storia. Convocata dall'imperatore Costantino per appianare le
dispute nella Chiesa cristiana che finalmente aveva ottenuto il
riconoscimento ufficiale, il Concilio di Nicea fu un evento
cardine per la storia, per la politica e per la teologia.
"Ancora oggi questo Concilio è un invito a tutte le Chiese e
Comunità ecclesiali a procedere nel cammino verso l'unità
visibile" ricorda p. Mark Lewis rettore della Pontificia
Università Gregoriana.
È per commemorare questa ricorrenza che la Gregoriana e
l'Università di Münster, attraverso il Cluster of Excellence
"Religion and Politics", organizzano un convegno internazionale
dal titolo The Confession of the Council of Nicaea: History and
Theology ("La confessione del Concilio di Nicea: storia e
teologia"). L'obiettivo è quello di promuovere il dialogo tra la
ricerca storica sul Concilio e le questioni
teologico-sistematiche relative al significato attuale del Credo
niceno. Il convegno sarà quindi diviso in due parti. Nella prima
parte, che si svolgerà a Roma da domani al 1/o marzo,
interverranno eminenti studiosi di Nicea provenienti dai campi
della teologia, della filosofia, della filologia e della storia.
La seconda parte, che sarà celebrata a Münster dal 15 al 17
ottobre 2025, si concentrerà sulla questione di cosa significhi
il Concilio per la relazione tra cristianesimo ed ebraismo, e
tra cristianesimo e islam.
"Il primo Concilio ecumenico della storia ha formulato un
Credo che è ancora fondamentale per quasi tutte le chiese oggi.
Unisce cristiani cattolici, protestanti e ortodossi", afferma
Michael Seewald, professore di Dogmatica e Storia del dogma
all'Università di Münster. "Dalla prospettiva odierna, il
Concilio di Nicea ha capovolto le immagini convenzionali di Dio:
Dio stesso è diventato uomo in Gesù. Questo è il messaggio
principale del Credo niceno. In senso figurato, Dio non è solo
in cima, ma anche in fondo, come uomo crocifisso, un'esistenza
fallita - e proprio nel suo fallimento dimostra di essere Dio.
Questa idea fondamentale di Nicea ha lasciato alla teologia
domande intellettualmente stimolanti".
"Ciò che fa la differenza tra prima e dopo Nicea è ciò che è
rimasto da allora: la verità della fede è stata portata in una
forma comune", aggiunge il gesuita Philipp G. Renczes, decano
della Facoltà di Teologia della Pontificia Università
Gregoriana. "Con Nicea, la confessione personale 'Credo' è
coagulata e sostenuta nel contenuto e nella forma nella
confessione comune 'Noi crediamo'. Proprio come la fede
dell'individuo è un dono della grazia di Dio che sfugge
all'origine della volontà del credente, così la professione di
fede nella comunità è vissuta non come il risultato di una
deduzione razionale, ma come una 'ispirazione'… la Chiesa non ha
inventato il Credo, lo ha trovato già fatto, è stato dato anche
a tutta la Chiesa nel suo insieme. È stato dato non solo ai
singoli, ma a tutta la Chiesa".
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