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Congo: "insicurezza ai massimi livelli, civili intrappolati"

Congo: "insicurezza ai massimi livelli, civili intrappolati"

Testimonianza da opere educative dei Gesuiti sostenute dal Magis

ROMA, 26 febbraio 2025, 15:25

Redazione ANSA

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(di Fausto Gasparroni) "L'escalation di violenza nelle province del Kivu è vissuta con grande preoccupazione dalla popolazione congolese, sia sul territorio nazionale che all'estero, che chiede il ripristino della pace. I ripetuti attacchi dell'M23 e di altri gruppi armati hanno causato massicci spostamenti di popolazione, da 1,7 a 2 milioni di persone, secondo il rapporto degli esperti delle Nazioni Unite, e perdite di vite umane, con 700 morti e 3.000 feriti solo durante la cattura della città di Goma", numeri poi rapidamente aumentati. "Altra conseguenza è il deterioramento delle condizioni della vita nella regione, causando carestie, epidemie e l'abbandono scolastico di molti bambini".
    A parlare della gravissima emergenza nell'Est della Repubblica Democratica del Congo è Jean-Pierre Mutumambila, politologo, coordinatore del Centro Kinduku, struttura formativa dei Gesuiti nell'ambito del loro progetto 'Foi et Joie Rdc' (sulla linea delle iniziative 'Fe y Alegria' nate in America Latina), sostenuta dalla Fondazione Magis Ets.
    In particolare Il Magis, opera missionaria della Provincia euro-mediterranea dei Gesuiti, collabora con 'Foi et Joie' in Congo per promuovere l'autonomia personale e professionale di 50 giovani di Kikwit, capoluogo della provincia di Kwilu, nel sud-ovest, attivando percorsi di alfabetizzazione e corsi di formazione per l'apprendimento di un mestiere.
    "Oggi a Goma, come nelle zone circostanti, l'insicurezza è al massimo livello, con i civili intrappolati tra combattimenti, abusi e violazioni dei diritti umani - prosegue -. Il timore per il futuro è pesante, nel senso che si assiste già a un'estensione del conflitto ad altre regioni, come Bukavu nel Sud Kivu, presa dai ribelli dell'Afc/M23". Inoltre, "al 31 agosto 2024, più di 590.000 persone erano fuggite dalla violenza nel territorio di Masisi, ovvero il 24% della popolazione generale sfollata nel Nord Kivu, secondo l'Ocha. E con la cattura di Goma, è da notare il peggioramento della crisi umanitaria che sta causando lo sfollamento di persone verso il Sud Kivu, il Gran Katanga e i paesi della regione. Da ciò si evince una possibile destabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo".
    Secondo Mutumambila, "il timore di un'avanzata dell'M23 verso Kinshasa sembra improbabile per il momento, perché la capitale dista almeno 2.500 chilometri dalle attuali zone di combattimento. Tuttavia, la sicurezza resta instabile e non si può escludere del tutto un'escalation imprevista, soprattutto perché aumenta l'insicurezza causata dal banditismo urbano". La situazione è "in rapido deterioramento", e "nel quadro della risoluzione della crisi vengono prese in considerazione anche le iniziative esterne al governo. Si tratta in particolare del patto sociale e della convivenza tra la Cenco (Conferenza Episcopale Nazionale del Congo) e la Ecc (Chiesa di Cristo in Congo), strutture delle Chiese cattolica e protestante, che si stanno attivando per cambiare la situazione e ristabilire la pace".
    L'operatore sottolinea che "numerosi rapporti di esperti nazionali e internazionali confermano che i conflitti per il controllo delle risorse naturali, come il coltan e le terre rare, svolgono un ruolo centrale negli scontri attuali. Questi minerali, essenziali per l'industria tecnologica mondiale, costituiscono una delle principali fonti di finanziamento per i gruppi armati". Inoltre, "il Ruanda è regolarmente accusato di sostenere l'M23, direttamente o indirettamente, per estendere la sua influenza nella regione e controllare lo sfruttamento di queste risorse. Sebbene Kigali neghi qualsiasi coinvolgimento, resoconti di esperti e organizzazioni internazionali suggeriscono che il supporto logistico e militare ruandese all'M23 ammonterebbe a 4.000 soldati ruandesi, il che alimenta le tensioni regionali. E oggi, nelle diverse aree recuperate dai ribelli, possiamo notare visibilmente le Forze di difesa del Ruanda (Rdf) garantire e controllare lo sfruttamento di questi minerali".
   

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