"Non ho mai fatto soldi con la
curva, i soldi li ho fatti con affari illeciti che non c'entrano
nulla, con la droga. Il fondo cassa della Sud è sempre stato
gestito in modo trasparente, con la società e i dirigenti ho
sempre avuto buoni rapporti e all'epoca andavo anche a casa di
Berlusconi a parlare di calcio".
E' quanto avrebbe detto, in sostanza, il capo ultrà
rossonero, ex leader della Sud, Luca Lucci, detto "il toro" in
carcere da sei mesi, che oggi si è fatto interrogare, nell'aula
bunker davanti al carcere milanese di San Vittore. Lucci è uno
degli imputati nel maxi procedimento, con più filoni tra cui
quello sugli arresti degli ultras del 30 settembre per
associazione per delinquere, davanti alla gup Rossana Mongiardo,
scaturito dalle indagini di Polizia e Gdf, coordinate dai pm
della Dda Paolo Storari e Sara Ombra.
Da quanto si è saputo, Lucci, che ha risposto alle domande di
uno dei suoi legali, Alessandro Diddi, ha iniziato a parlare,
dopo aver scelto il rito abbreviato, del suo ruolo di capo
ultrà, della sua ascesa al vertice della curva Sud, affermando
di non aver mai creato danni o problemi al club rossonero. E
l'interrogatorio, che vede al centro anche un'accusa di tentato
omicidio nel 2019 ai danni dell'ultrà rossonero Enzo Anghinelli,
proseguirà nella prossima udienza, sempre a porte chiuse come
tutto il procedimento, tra abbreviati e udienze preliminari.
In sostanza, da quanto si è appreso, Lucci, destinatario nei
mesi scorsi anche di due misure cautelari per fatti di droga
dopo l'arresto a fine settembre per associazione per delinquere
e un'altra ordinanza per il tentato omicidio, avrebbe ricondotto
tutti i suoi comportamenti al tifo per il Milan e alla vita da
ultrà, cercando di sminuire le contestazioni. "La cassa della
Sud era gestita in modo trasparente", ha detto ancora. Si andrà
avanti con l'esame in aula il 15 aprile.
Tra le parti civili, oltre a Milan, Inter e Lega Serie A per
le imputazioni sugli ultras delle curve di San Siro, anche lo
stesso Anghinelli, vittima del tentato omicidio.
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